Philemon veniva dal Burkina Faso. Era la prima volta che sentivo il nome di quel Paese e dovetti farmi dire da lui come si chiamano gli abitanti; se vi interessa saperlo, si chiamano Burkinabé. Era alto e un po' spavaldo, di quelli che non capisci subito se ti stanno prendendo sul serio o per i fondelli. Veniva sempre a scuola, puntuale, con il suo maglione a collo alto, che qui fa freddo, ma che scherziamo? A scuola ci divertivamo, il gruppo era bello e affiatato; e anche grazie a lui c'era un clima sempre allegro, nonostante il grigiore della stagione e delle pareti della sala che ci ospitava. Poi un giorno sparì. Non si fece sentire in nessun modo, semplicemente smise di venire a scuola. Pensai che gli incontri fossero noiosi o poco utili, che non ero riuscita a coinvolgerlo nonostante la sua buona motivazione. Certo, non sarebbe stata la prima volta. Pensai anche di non essere una buona insegnante. Passarono alcune settimane; decisi di non abbatte...
Mamadou si fermava sempre a chiacchierare dopo la scuola. Non aveva altre intenzioni o secondi fini, era semplicemente un chiacchierone. Un giorno mi disse: "Devi salire in camera mia". Sì, perché la scuola si trovava all'interno di un CAS e i ragazzi ospiti abitavano nelle camere ai piani superiori, a gruppi di tre. Ovviamente, la prima reazione fu di rifiuto. Non posso venire in camera tua e non voglio. Perché me lo chiedi? Perché voglio che tu veda il luogo in cui abito. E poi perché devo farti vedere una cosa. Decisi di fidarmi e lo seguii fino alla porta della camera. Lui aprì con la tessera elettronica e mi invitò ad entrare, lasciando la porta rigorosamente aperta. Ecco, questa è la mia casa. E poi, vieni... Si avvicinò alla finestra e guardò lontano, verso l'Appennino, che quel giorno si stagliava nitidissimo sul bordo dell'orizzonte, gli occhi che volavano nel cielo e sognavano di mondi sconosciuti. Indicando un punto indefinito d...